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. Comune di Bagnolo Piemonte

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I SINDACI di BAGNOLO PIEMONTE

dal DOPOGUERRRA ad OGGI

 

VOTTERO Eugenio

Nato a Barge il 15/12/1893 - deceduto il 09/03/1948

Periodo in cui si è svolto il mandato dal 29/04/1945 al 09/03/1948

 


LORENZATI Ernesto

Nato a Bagnolo P.te il 14/07/1907 deceduto il 27/04/1959

Periodo in cui si è svolto il mandato dal 1948 al 1951

 


BERTONE Giovanni Battista

Nato a Bagnolo Piemonte il 08/09/1899 - deceduto il 09/04/1984

Periodo in cui si è svolto il mandato dal 1951 al 1960

 


BRUNO Giovanni Battista

Nato a Bagnolo Piemonte il 31/08/1929

Periodo in cui si è svolto il mandato dal 1960 al 1962

 


AIRASCA Gioachino

Nato a Envie il 10/01/1922 - deceduto il 12/04/2003

Periodo in cui si è svolto il mandato dal 1962 al 1967

 


PALMERO Antonio

Nato a Bagnolo P.te il 01/06/1920 deceduto il 05/03/1970

Periodo in cui si è svolto il mandato dal 1967 al 05/03/1970

 


CERUTTI Bartolomeo

Nato a Bagnolo P.te il 06/07/1920

Periodo in cui si è svolto il mandato dal 26/03/1970 al 27/06/1970

 


CALOVA Enrico

Nato a Frossasco il 19/02/1931 deceduto il 03/10/1996

Periodo in cui si è svolto il mandato dal 1970 al 1973

 


BONELLI Giacinto

Nato a Bagnolo P.te il 15/08/1928 - decduto il 01/04/2004

Periodo in cui si è svolto il mandato dal 1973 al 1975

 


REGAZZI Luciano

Nato a Cavour il 22/04/1924

Periodo in cui si è svolto il mandato dal 1975 al 1980

 


DEPETRIS Stefano

Nato a Bagnolo P.te il 05/05/1939

Periodo in cui si è svolto il mandato dal 1985 al 1988

 


RIBOTTA Elio

Nato a Bagnolo P.te il 25/03/1951

Periodo in cui si è svolto il mandato dal 1980 al 1985 -- dal 1988 al 1993

 


BERIACHETTO Francesco

Nato a Bagnolo P.te il 28/04/1953

Periodo in cui si è svolto il mandato dal 1993 al 2002

 


MANAVELLA Flavio

Nato a Bagnolo P.te il 05/04/1968

Periodo in cui si è svolto il mandato dal 2002 al 2012

 


BRUNO FRANCO Fabio Stefano

Nato a Bagnolo P.te il 03/04/1973

Periodo in cui si è svolto il mandato dal 2012 a tutt'oggi

Titolo Palazzo

La bianca facciata del'700, affiancata da due logge a tre archi per lato,  rivolta verso valle, si caratterizza per completare una struttura più antica trecentesca, che fu presumibilmente uno tra i primi insediamenti della famiglia Malingri di Bagnolo.2foto


Il "palazzo" si sviluppa a quadrato chiuso attorno ad una corte centrale.
Due lati sono occupati da edifici rurali ancora in uso, gli altri due ospitano gli appartamenti di proprietà dei discendenti della famiglia Malingri.


Anticamente, attorno al Palass è probabile che esistesse il primo insediamento del paese di Bagnolo, spostato a valle nel 1400.pal_pers


Due cappelle, di cui una splendidamente decorata da un ciclo di affreschi della seconda metà del 1400, un campanile, due meridiane, il forno, il pozzo, sono alcuni degli elementi architettonici che ancora oggi legano la parte agricola a quella residenziale e la uniscono in un legame di dipendenza storica e compositiva.

IL COMPLESSO STORICO del CASTELLO MALINGRI di BAGNOLO

(dal 1000 ad oggi)
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Sui primi rilievi montuosi, posti tra la Valle Pellice e la Valle Po, si erge il CASTELLO-FORTE di Bagnolo, i cui caratteri prevalentemente alto medioevali si sono in gran parte conservati, mentre risultano invece andate perdute, quasi del tutto, le tracce dell'antico borgo di Bagnolo.

Questo doveva sorgere più a valle, sul luogo dove si trova attualmente il Palazzo o Castello Piano, circondato da un pregevole parco e caratterizzato da notevoli trasformazioni strutturali che si sono succedute nell'arco di tre secoli di storia.

Il complesso castellano, databile tra il XII e il XVI secolo, rappresenta una rara testimonianza dell'architettura fortificata in Piemonte.castle2

L'importanza in ambito locale del complesso è stata nel passato tutt'altro che irrilevante, in quanto sotto la sovranità dei Savoia, rappresentava una postazione di controllo della strada tra Saluzzo e Pinerolo.

L'attenta opera di conservazione e tutela delle caratteristiche strutturali, oltrechè paesaggistiche, del sito, seguita nel tempo dai proprietari, rendono il palazzo, il parco, il castello e i suoi dintorni una singolare testimonianza di storia, di cultura castellana e di arte dei giardini in ambito piemontese.

Appare, infatti, evidente come l'edificazione disordinata della pianura siinterrompa quasi improvvisamente prima delle alture di Bagnolo.


Oggi l'intero complesso è di proprietà del Prof. Arch. Aimaro Oreglia d'Isola, figlio di Caterina Malingri di Bagnolo, ultima discendente diretta dei conti Malingri di Bagnolo.

Negli interventi di salvaguardia ambientale, i boschi già esistenti sono stati ora reintegrati con estese opere di riforestazione ed appaiono intervallati da ampie radure a prato; alcune piccole cascine e mulini che facevano parte dell'antico feudo sono state recuperate ed accuratamente restaurate mantenendone le antiche caratteristiche.

Da Bagnolo, prendendo la strada delle cave, in direzione Montoso, sulla sinistra, in cima ad una collina isolata, fra boschi di castagni e di larici, si vede il profilo dell'antico castello, eretto probabilmente intorno all'anno Mille, come fortezza difensiva, che ha conservato a lungo la sua funzione.portone

La piana coltivata a frutteti, le abitazioni e i laboratori di pietra arrivano fino al confine del feudo della famiglia dei conti Malingri di Bagnolo che nei secoli ha difeso e protetto la popolazione del luogo. Questo feudo, che era degli Acaja, fu dato prima ai Della Torre e agli Albertengo e poi, dalla fine del 1200 ai Malingri.

Il Castello subì varie trasformazioni nei secoli. In origine la torre era staccata dal corpo principale merlato: sono ancora visibili all'ultimo piano i merli ghibellini ora integrati nella muratura. Non si sa esattamente in quale epoca esso fu coperto da tetto in lose di pietra e furono aggiunti gli altri fabbricati rurali. Nei momenti di pericolo serviva da rifugio e doveva poter rifornire di cibo e acqua soldati e rifugiati (l'acqua veniva fornita da un pozzo interno alle mura).  Il castello era anticamente protetto da tre cerchia di mura di cui restano le vestigia.  Cessata la funzione militare e difensiva fu usato come edificio rurale.

Nei decenni scorsi gli attuali proprietari, discendenti dei Malingri hanno dato avvio ad un notevole intervento di restauro delll'edificio.

Dall'alto della torre si comunicava con gli altri castelli e fortezze visibili per mezzo di segnalazioni luminose e colombi viaggiatori. Uno dei punti di collegamento era la torre quadrata (Tour Cairà) che si trova in pianura tra il castello e la rocca di Cavour, che secondo alcune leggenda sembrava essere collegata agli altri edifici con gallerie sotterranee. Questa torre faceva anch'essa parte del sistema difensivo di Bagnolo.

All'interno delle mura del castello, la torre delle scale risulta essere un'opera di grande maestria costruttiva: le scale in pietra salgono a spirale attorno ad un pilastro centrale di mattoni sistemati a formare una colonna dal diametro di circa 90 centimetri.  Il piccolo portale d'ingresso, in legno spesso, è sormontato da un affresco che ingentilisce le vecchie mura di pietra. L'affresco, recentemente restaurato, di non certa identificazione, fu realizzato probabilmente alla fine del 1300 in occasione di qualche alleanza.  Si notano in alto, a destra e a sinistra,  i due stemmi dei casati di Savoia e Acaja che la dama tiene sollevati con le mani aperte.  Alcune decorazioni araldiche e simboliche come il nodo Savoia e i rami di alloro fanno da cornice all'affresco.  La dama seduta su un grande cuscino ha un abito semplice con manto e un cappello con velo trattato con grande trasparenza e delicatezza.

Cenni storici...

Sebbene sull'origine di Bagnolo e sulla derivazione del toponimo siano state scritte e sostenute diverse ipotesi, non vi sono riscontri sicuri. Il suo nome confermerebbe un' origine romana. Secondo alcuni il nome Balneolum deriverebbe da "bagno pubblico", eretto da Attilia Asprilla, sorella dell'imperatore Caligola. Altri invece pensano che Balneolum fosse più semplicemente un serbatoio d'acqua usato per far macerare la canapa. Ma la valle del Grana, torrente che attraversa longitudinalmente il paese, dovette essere abitata in tempi ben più remoti, forse nelle ere preistoriche, se si presta fede ad alcuni reperti scoperti in località della zona: Frioland, Cassulé, Perafica. storiche3

Le prime notizie storiche su Bagnolo compaiono a partire dal secolo XI. La data di costruzione del Castello é probabilmente ancora anteriore al mille.

I più antichi "Signori di Bagnolo che si conoscono sono gli Albertini o Albertenghi (cognome tuttora esistente) che nel 1200 vendettero il Castello di Racconigi alla Marchesa Adelaide di Saluzzo. Nel 1219 il borgo fu distrutto, per vendetta dai vercellesi che erano stati depredati dai popolani di Bagnolo, mentre si recavano in pellegrinaggio al Santurio di Becetto in valle Varaita. Il borgo di Bagnolo, allora popoloso, sorgeva da antica data, alle falde del Castello che lo proteggeva e si estendeva nei prati sottostanti detti "Pradoni" e "Prati Cesarèi" ed era fortemente difeso dal torrente e da palizzate, là dove tuttora sorge la casa di abitazione (Palazzo) dei Malingri e dove forse sorgeva l'antica Chiesa parrocchiale. Invece nella località dove si trova l'attuale concentrico di Bagnolo esisteva un potente convento con giurisdizione ecclesiastica e sovranità feudale dei Canonici di Oulx. Il 17 luglio 1496 essi vendettero, con il consenso ducale, i loro diritti feudali ad Antonio Malingri, Signore di Saint Genix e di Bagnolo, che investì suo fratello Giovanni del benefizio ecclesiastico, nominandolo Priore della Chiesa parrocchiale di S.Pietro, patronato confermato poi da Papa Giulio II nel 1512 e continuato fino ai giorni nostri. Il 31 marzo 1293 si stabilì di trasferire il borgo dalle falde del Castello verso il piano, presso il convento di S.Pietro, ma tale trasferimento non si eseguì per la riluttanza degli uomini di Bagnolo.

storiche1Questo luogo era infatti reputato mal sicuro in quei torbidi tempi di continue guerre devastatrici, perchè non protetto dal Castello. Il 29 ottobre 1338 Giacomo d'Acaja intimò dinuovo la discesa a S.Pietro, ma neppure allora i Bagnolesi obbedirono, cosicchè nel 1400 Amedeo d'Acaja, proibì i negozi alimentari, le filandre, le fucine ed ogni altra attività lavorativa, nell'antica borgata ai piedi del Castello. La discesa al piano ebbe inizio solo nel XVI secolo, sotto l'energica ingiunzione del Duca Emanuele Filiberto e del suo feudatario Malingri che acquistò i territori dell'antico borgo. Nei secoli seguenti Bagnolo seguì le fortune della Casa Savoia. Nella guerra per la signoria del marchesato di Saluzzo, nel secolo XVI, Francesco I di Francia devastò Bagnolo che, a pace fatta segnò il confine con il dominio francese di Saluzzo e con le terre dei Savoia, cui Bagnolo rimase sempre fedele. Più tardi, nelle guerre fra Enrico IV e Carlo Emanuele I, il maresciallo Francesco de Bonne, duca di Lesdiguières capo dei calvinisti del Delfinato saccheggiò Bagnolo, uccidendone in gran parte gli abitanti. Sempre nel XVI secolo la peste spopolò Bagnolo.

storiche2All'inizio del XVII secolo il maresciallo Catinat, dopo aver distrutto Cavour, saccheggiò Bagnolo, ma non riuscì ad impadronirsi del castello. Nel 1797 i francesi occuparono Bagnolo, ma furono scacciati nel 1799 dal Generale Kutuzov che li annientò a Bibiana.

Gli avvenimenti più importanti del 1800 sono legati alla ristrutturazione dell'antica Chiesa, al suo successivo abbattimento e alla costruzione dell'attuale. Uno degli avvenimenti più importanti del 1900 è la costruzione della Cassa Rurale cattolica, avvenuta il 28/11/1908, ad opera di 44 soci fondatori. Essa aveva come finalità l'esercizio del credito e di atti commerciali ad esclusivo vantaggio dei soci. Negli anni seguenti si ingrandì, aprì succursali in molti altri paesi e città del Piemonte, promosse la creazione di altre cooperative come quella della frutta nel 1911, aumentando notevolmente il proprio capitale e le proprie attività fino al 1923, anno del fallimento, con l'accusa di bancarotta fraudolenta.

L'otto settembre 1943, in Val Infernotto nacque il primo nucleo delle formazioni partigiane Garibaldine ad opera del comandante Nicola Barbato al secolo Pompeo Colajanni, che impegnò l'esercito nazifascista in una lunga e cruenta lotta che coinvolse il nostro territorio e la sua gente ed ebbe termine il 25 Aprile 1945 con la liberazione della città di Torino. Ogni anno la 2ª domenica di luglio si svolge in località Montoso una manifestazione che riunisce ex partigiani e simpatizzanti provenienti da gran parte del Piemonte per commemorare i caduti per la libertà. Nel secondo dopoguerra, lo sviluppo di Bagnolo è stato economicamente legato alla lavorazione della pietra di Luserna e alla frutticoltura.

La Torre di S. Gratto "Cherà"san_grato

Nella pianura bagnolese, sul bordo di una strada il cui nome, Barrata, ricorda o riporta un confine, appare solitaria una torre chiamata "Cherà", evidentemente per la forma quadrata indicata sulle carte catastali come "dè Gossi" per il nome di proprietari dei fondi circostanti. Questa torre

sulla cui sommità é visibile uno stemma degli Acaja, ha la base edificata con pietre a "lisca di pesce" che ne riconduce l'origine all'alto medioevo. Ha un unico accesso in un punto elevato e molto probabilmente aveva compiti più di avvistamento che di difesa.

PREISTORIA

Il nome BAGNOLO potrebbe avere un'origine romana: secondo alcuni il nome Balneolum deriverebbe da bagno pubblico, eretto da Attilia Asprilla, sacerdotessa di Drusilla, sorella dell'imperatore Caligola. Altri invece pensano "Balneolum" fosse più semplicemente, un serbatoio d'acqua usato per far macerare la canapa. Ma la valle del Grana dovette essere abitata in tempi ben più remoti, forse nelle ere preistoriche o protostoriche se dobbiamo prestare fede ad alcuni relitti scoperti in località della zona: Frioland, Cassulè, Perafica e certamente prima della conquista romana, secondo quanto ci conferma la toponomastica. Il territorio appartiene forse alla tribù dei Vibii.

MEDIOEVO

Nell'albore del Medioevo ebbe incursioni di Saraceni, provenienti dalla Provenga. Le prime notizie storiche su Bagnolo compaiono a partire dal sec XI. La data di costruzione del Castello è probabilmente ancora anteriore al Mille.

Dal punto di vista civile i più antichi "Signori di Bagnolo" che si conoscono sono gli Albertini o Albertenghi (cognome tuttora esistente) che nel 1200 vendettero il castello di Racconigi alla Marchesa Adelaide di Saluzzo.

Nel 1219 una comitiva di vercellesi, capitanata dal podesta Alberto Tettaveglia, mentre si recava in pellegrinaggio al santuario di Becetto in Val Varaita, fu assalita e depradata al suo passaggio sul torrente Grana dai popolani di Bagnolo. Il comune di Vercelli, vassallo del marchese di Monferrato, con milizie propie, condotte dal nuovo podestà Pruino degli Incoardi e con gli aiuti del Monferrato e di Milano, trasse atroce vendetta dalla strage dei propri pellegrini devastando tutta la terra, saccheggiando il villaggio, facendo scempio degli abitanti, assediando il Castello che non fu conquistato. Il 14 settembre 1219 si firmò in regione Pra-Domini (attuale Pradoni, prati che si estendono ai piedi del Castello) una convenzione di pace, nella quale i signori del luogo dichiararono di non aver preso parte alcuna nell'aggressione, essendo essi in tal epoca in Savoia al seguito del conte Tommaso Primo di Savoia impegnato in guerra. Gli uomini di Bagnolo dovettero restituire le prede e i prigionieri, consegnare ostaggi e pagare per lunghi anni forti tributi. ai Vercellesi che  distrussero il borgo per vendetta.

Una convenzione del 1293 ha importanza storica perchè chiarisce la vita pubblica bagnolese nel medioevo. In essa si stabilirono: l'amministrazione della comunità degli uomini di Bagnolo, i loro privilegi, i tributi spettanti ai signori del luogo (36 lire viennesi), la custodia del castello, ecc. I signori pretendevano la terza parte di ogni successione, un sesto del prodotto della vendita del bestiame e dei generi vari ed i pedaggi. Tale convenzione fu vigente fino al seclo XV. I capi famiglia, adunati presso l'albo pretorio (distrutto nel 1964) eleggevano un sindaco per vigilare i loro interessi ed i signori un podestà per i propri interessi e per la resa della bassa giustizia, essendo l'alta riservata ai signori stessi.  Il 31 marzo 1293 fu inoltre stabilito di trasferire il borgo delle falde del castello verso il piano, in planum revertamur, presso il convento di San Pietro. In tale convenzione si fissò persino il luogo di adunata degli Amministratori della Comunità. Ma tale convenzione non si eseguì per la naturale riluttanza degli uomini di Bagnolo di scendere al piano, reputato malsicuro in quei torbidi tempi, di continue guerre devastatrici, perchè non protetto dal forte castello. Prova di ciò è un'ordinanza del 29 ottobre 1338 di Giacomo di Acaia che intima nuovamente la discesa a San Pietro. Neppure allora i bagnolesi obbedirono, cosicchè nel 1400 il Principe di Acaia, Amedeo, minacciando grandi sanzioni, proibì nell'antica borgata ai piedi del Castello i negozi alimentari, gli ordigni tessili, le fucine ed ogni altra attività lavorativa.

Il 17 Luglio 1496 i canonici di Oulx vendettero con il consenso dei duchi d'Acaja i loro diritti feudali ad Antonio Malingri, Signore di S. Genix e di Bagnolo che investì suo fratello Giovanni del benefizio ecclesiastico, nominandolo priore della chiesa parrocchiale di San Pietro, patronato confermato poi da Papa Giulio II nel 1512 e sempre continuato fino al 1962. La discesa al piano, divenuti i tempi ormai più tranquilli, fu decisa solo nel XVI secolo sotto l'energica ingiunzione del Duca Emanuele Filiberto e del suo feudatario Malingri che assecondò il suo sovrano ed acquistò i territori dell'antico borgo.

Dobbiamo quindi immaginare che l'abitato di Bagnolo P. abbia avuto un primo nucleo nella pianura del Grana in epoca preromana e romana; successivamente, il borgo venne trasferito sulle pendici dei monti, sotto la protezione del Castello, nei torbidi secoli feudali e quindi tornati tempi più scuri, fu riportato in quella che dovette essere la primitiva sede. Nei secoli seguenti Bagnolo seguì  le fortune di Casa Savoia. Si trovano cenni sulle vicende storiche di Bagnolo nelle opere del Casalis, dello Strafforello e dell'Alessio.

XV SECOLO

Nel XV secolo, progrediti i tempi, sotto il regime accentratore e militare ed il forte governo dei duchi di Savoia, scemarono i tributi degli uomini, aumentarono invece le obbligazioni dei signori verso lo stato. Aumentarono i poteri della Comunità, ma rimasero vigenti e ben gravi balzellli e decime fino alla Rivoluzione. La giustizia invece fu tutta rimessa nelle mani del signore che la esercitava tramite un giudice. Il signore teneva pure tutto il potere militare locale.

XVI SECOLO

Nella guerra per signoria del Marchesato di Saluzzo, nel secolo XVI Francesco I di Francia devastò Bagnolo che, a pace fatta, segnò il confine con il dominio francese di Saluzzo e le terre dei Savoia, cui Bagnolo rimase sempre ligia. La strada Barrà (Via Barrata), con la torre Cherà (in località San Grato) ed altre ora diroccate protette da valli e trincee e appoggiate all'allora formidabile fortezza di Cavour od al Castelllo di Bagnolo indicano ancor oggi il confine tra la Francia e la Savoia. Più, nelle guerre fra Enrico IV e Carlo Emanuele I, il maresciallo Francesco de Bonne, duca Lesdiguierés capo dei calvinisti del Delfinato saccheggiò Bagnolo, uccidendone in gran parte gli abitanti, conquistando il castello che venne smantellato e diroccato in gran parte. Sempre nel XVI secolo la peste spopola Bagnolo, pare che una forte emigrazione dalla Francia abbia colmato i vuoti.

All'inizio del XVII secolo il maresciallo Catinat, dopo aver distrutto Cavour, saccheggiò Bagnolo ma non riuscì ad impadronirsi del castello, validamente difeso con metodi evoluti e con artiglierie. Sempre nel XVII secolo i Valdesi, incendiato Fenile e Campiglione, tentarono un colpo di mano su Bagnolo, ma furono respinti con gravi perdite.

Nel 1690, dopo la disfatta di Staffarda, il Duca Vittorio Amedeo II, inseguito dalla cavalleria francese, si rifugiò sotto la protezione del castello e sostò nel ridotto del castello, al Castellino.

Nel 1797 i Francesi della rivoluzione occuparono Bagnolo, ma furono scacciati nel 1799 dal Kutusoff che li annientò a Bibiana.

 

UN PERSONAGGIO SINGOLARE NELLA STORIA DEI MALINGRI DI BAGNOLO

Aimée Malingri di Bagnolo poeta e guerriero

Molto antichi e costanti sono stati i rapporti fra la Savoia ed il Piemonte, in particolare con Bagnolo dove già nel XIII secolo s'insedia la famiglia savoiarda dei Signori di Saint Genix che, due secoli più tardi, dona a queste terre uno dei suoi più illustri cittadini.

Personaggio singolare Aimée (o Amedée) Malingri di Bagnolo, Signore di Saint Génix, nel 1390 diviene scudiero del Conte Verde (Amedeo VI di Savoia), grande guerriero, combatte per i suoi Signori ( Savoia - Acaja ) contro il marchese di Saluzzo e partecipa all'assedio di Monasterolo e di Saluzzo, poi combatte ancora in Terra Santa contro i Saraceni; a corte riveste il titolo di "maestro di palazzo " e viene incaricato di missioni diplomatiche; partecipa al Concilio di Costanza (1414), inviato dall'imperatore di Germania, Sigismondo ottiene da lui la sanzione dell'investitura del feudo di Bagnolo concessagli nel 1412 da Lodovico d'Acaja; nel 1416 assiste come inviato alla creazione del ducato di Savoia e riceve dall'imperatore il grado e le insegne di "Cavaliere Aurato" ( eques auratus), negli anni seguenti è in Francia a negoziare un matrimonio reale e poi a reclamare la restituzione di beni e terre dotali della principessa Bona. Sposa Caterina di Grolée, uno dei più bei nomi della Savoia da cui ha un figlio ed una figlia, muore a Bagnolo nel 1419. Virtù guerriere, doti diplomatiche, sposo e padre, fondatore di una dinastia: personaggio dai talenti multiformi Aimée Malingres passa alla storia come poeta.

In Francia tra una missione e l'altra è infatti l'unico nobile savoiardo e piemontese ad essere ammesso alla "corte amorosa" di Carlo VI ed i suoi poemi nella dolce lingua occitana fanno parte della storia della letteratura del XV secolo. Bisogna ricordare che in quell'epoca non si scriveva molto in Savoia e in Piemonte e che le sue opere sono fra le poche e le più antiche conosciute.

I documenti storici e le poesie di questo romantico "cavaliere d'oro" sono conservati a Ginevra, nell'archivio storico di Torino e nell'archivio del Palazzo Malingri a Bagnolo.

La banda dell'affresco

 

GLI AFFRESCHI

RESTAURO

L'antica cappella, a causa del suo inglobamento nel palazzo residenziale, successivamente costruito e del sollevamento del terreno sui lati,  divenne e rimase per molti anni un umido seminterrato.

L'apertura di un accesso, sul lato del cortile interno del palazzo e la costruzione di alcuni muri di sostituzione, comportanti la chiusura del vecchio accesso, avevano inoltre distrutto od occultato una parte degli affreschi. Altre perdite furono anche causate dall'umidità e dalle conseguenti cadute di intonaco.

L'attuale proprietario del complesso, l'Arch. Aimaro Oreglia d'Isola, ha provveduto, nel 1992, sia al restauro degli affreschi, sia al ripristino dell'antico orientamento della capella, riaprendo l'accesso dal giardino e migliorando così anche la possibilità di aerazione dell'edificio.  Tutto questo per cercare di arrestare il degrado dei dipinti e riportare alla luce anche una parte degli affreschi occultati nei precedenti interventi, conservando così, sia pure in forma ridotta, una importante testimonianza della nostra pittura del'400.

 

DESCRIZIONE

La cappella ha pianta rettangolare ed è coperta da volta a sesto acuto.

Il ciclo è dedicato alla Passione di Cristo; le scene individuali rappresentano, a sinistra: Ultima Cena, Lavanda dei Piedi, Orazione nell'Orto, Cattura;

sinistra

1 ULTIMA CENA

2 LAVANDA DEI PIEDI

3 ORAZIONE NELL'ORTO

4 CATTURA

a destra: Cristo davanti a Caifa, Flagellazione, Pilato che si lava le mani, Salita al Calvario, Crocifissione, Deposizione.

 

Afreschi sulla destra5 CRISTO DAVANTI A CAIFA

6 FLAGELLAZIONE

7 PILATO CHE SI LAVA LE MANI

8 SALITA AL CALVARIO

9 CROCIFISSIONE

10 DEPOSIZIONE

Sul muro di testa (al quale forse era addossato l'altare), in centro: San Sebastiano affiancato da due figure non ninbate (uomo leggente un libro, giovane armato di spada); a destra, San Bernardino da Siena e Santa Chiara. Al di sopra (nella lunetta): in centro, stemma non più leggibile; a destra, resti di una probabile Deposizione nel Sepolcro.

 

centro

11 SAN SEBASTIANO

12 SAN BERNARDINO DA SIENA E SANTA CHIARA

 

Interessante notare, al di sopra del giovane armato, la scritta "B Berna(rdus)"che potrebbe riferirsi al Beato Bernardo del Baden, protettore di Moncalieri, ivi morto nel 1458 e subito venerato, per fama di miracoli, dalla Duchessa Jolanda, che ne promosse, poco prima di morire (1478), la beatificazione.   La Collegiata di Santa Maria di Moncalieri conserva una tavoletta che rappresenta,in analogia al nostro affresco, il Santo come giovane guerriero in armatura; iltempo di esecuzione non ne dovrebbe differire molto.

IL MAESTRO DEL VILLAR

Il recente restauro della cappella quattrocentesca del palazzo Malingri a villar Bagnolo ha confermato l'alto livello qualitativo degli affreschi che la decorano e l'urgenza di uno studio che, sia pure allo stadio di tentativo, li inserisca nel contesto della pittura di secondo quattrocento in Piemonte Centrale ed Occidentale, ancora poco nota, ma, per vari spiragli, molto interessante sia per valore intrinseco che per la possibilità di chiarificazione dell'ambiente dal quale, almeno in parte, furono formati o influenzati i nostri più noti: Spanzotti, Defendente Ferrari, Clemer, ecc. Purtroppo, allo stato attuale, non si conoscono documenti riferibili a questo ciclo, lo studio non può quindi che essere basato sull'analisi comparata dello stile. E' evidente che questo tipo di approccio necessita, al di là di una prima approssimativa collocazione temporale, di un minimo di notizie sull'ambiente.

Ora, colmati alcuni dei tanti vuoti di fronte ai quali ci si trovava per questi decenni, esistono le possibilità sia di aprirci alla comprensione del nostro ciclo sia di ricavarne elementi per aggiungere alcune tessere al panorama dell'ambiente nel quale è nato. Evidentemente non è difficile, bastando la presenza di San Bernardino da Siena, situare l'esecuzione del ciclo di Villar a dopo il 1450 (anno di beatificazione); meno facile interpretare e collocare storicamente le scelte dei mezzi di esprimersi del pittore e quindi situarlo in un intervallo cronologico meno vago.

Intanto i particolari sufficientemente conservati, ci dicono subito che si tratta di mano non schiava, di una maniera o di modelli correnti, pur essendo dichiarati sia l'aggiornamento culturale quanto un attaccamento alla tradizione. Iniziamo da quest'ultimo aspetto. Al di sopra della Madonna svenuta ai piedi della Croce, nella Deposizione, compare il volto di una pia donna dolente, che pare ispirato al viso, di cui soltanto resta, ma bellissima, la sinopia, all'estremità sinistra della Salita al Calvario di Jaquerio a Ranverso (1421-27). Altrettanto si può dire della pia donna che, con Giovanni, sostiene la Madonna nella Crocifissione. La drammaticità con la quale il nostro pittore descrive, senza trasformarli in burattini, i manigoldi che si spartiscono le vesti di Cristo, è tutta di lunga tradizione, direi di sangue piemontese e la vediamo a Montiglio, in Jaquerio e poi in Spanzotti e ad Elva, dove ha dipinto un pittore (molto probabilmente Hans Clemer) nordico, che tanto deve aver sentito congeniale ed apprezzato certo modo di esprimersi del Maestro dei Malingri. E' però evidente che il pittore, che ha trovato ancora validi mezzi jaqueriani, come il tragico bianco vestito del cristo di Ranverso, vive tutte le novità di stile, di "mode" della sua generazione.

Molto antichi e costanti sono stati i rapporti fra la Savoia ed il Piemonte, in particolare con Bagnolo dove già nel XIII secolo s'insedia la famiglia savoiarda dei Signori di Saint Genix che, due secoli più tardi, dona a queste terre uno dei suoi più illustri cittadini.

Personaggio singolare Aimée (o Amedée) Malingri di Bagnolo, Signore di Saint Génix, nel 1390 diviene scudiero del Conte Verde (Amedeo VI di Savoia), grande guerriero, combatte per i suoi Signori ( Savoia - Acaja ) contro il Marchese di Saluzzo e partecipa all'assedio di Monasterolo e di Saluzzo, poi combatte ancora in Terra Santa contro i Saraceni; a corte riveste il titolo di "maestro di palazzo" e viene incaricato di missioni diplomatiche; partecipa al Concilio di Costanza (1414), inviato dall'imperatore di Germania, Sigismondo ottiene da lui la sanzione dell'investitura del feudo di Bagnolo concessagli nel 1412 da Lodovico d'Acaja; nel 1416 assiste come inviato alla creazione del ducato di Savoia e riceve dall'imperatore il grado e le insegne di "Cavaliere Aurato" ( eques auratus), negli anni seguenti è in Francia a negoziare un matrimonio reale e poi a reclamare la restituzione di beni e terre dotali della principessa Bona.

Sposa Caterina di Grolée, uno dei più bei nomi della Savoia da cui ha un figlio ed una figlia, muore a Bagnolo nel 1419.

Virtù guerriere, doti diplomatiche, sposo e padre, fondatore di una dinastia : personaggio dai talenti multiformi Aimée Malingres passa alla storia come poeta.

In Francia tra una missione e l'altra è infatti l'unico nobile savoiardo e piemontese ad essere ammesso alla "corte amorosa" di CarloVI ed i suoi poemi nella dolce lingua occitana fanno parte della storia della letteratura del XV secolo. Bisogna ricordare che in quell'epoca non si scriveva molto in Savoia e in Piemonte e che le sue opere sono fra le poche e le più antiche conosciute.

I documenti storici e le poesie di questo romantico "cavaliere d'oro" sono conservati a Ginevra, nell'archivio storico di Torino e nell'archivio del Palazzo Malingri a Bagnolo .

AngoloBagnoloMunicipioChiesa.jpgCHIESA SAN PIETRO IN VINCOLI - GRANDE FOTOGRAFIA -.jpgCHIESA VILLAR BAGNOLO.jpgCampanileAlaPiazzaSanPietro.jpgCastello2.jpgChiesaMontoso.jpgChiesaMontoso1.jpgChiesaMontosoConNeve.jpgChiesaVillaretto.jpgDSCN0361.JPGDSC_0042.JPGMONASTERO DOMINUS TECUM.jpgMONUMENTO AI CADUTI.jpgMUNICIPIO - ENTRATA.jpgMUNICIPIO.jpgP.zza San Pietro.JPGPARROCCHIA SAN PIETRO IN VINCOLI 2 FOTO.jpgPARROCCHIA SAN PIETRO IN VINCOLI.jpgala-piazzasanpietro.jpgalberodipietra.jpgcampanile-3.jpgcampanile.jpgfoto1.jpgfoto2.jpgloc. Montoso - Monumento ai Caduti per la libertà.jpg

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